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Profili Professionali - Bar

Bellissima professione quella del lavoro nel bar.

Anche se oggi il termine bar (o pubblico esercizio che mi piace meno) è tanto generico che ogni volta occorre specificare.

Una volta si andava nel bar per incontrarsi, stare insieme, giocare, bere e mangiare qualche semplice snack.

Oggi è diventato tutto più diversificato, e quindi la professione è diventata più complessa e difficile.

Oggi nel bar si fa di tutto: si beve, si mangia, si intrattiene, si offrono servizi complementari...

Questa diversificazione la troviamo anche nelle qualifiche di questa professione: barista, barman, bartender, capo barman, flair bartender, barman-snackista, barman-cuoco...

E' una professione con fortissimo contatto con le persone, che è l'aspetto che più la caratterizza.

In questo settore abbiamo la fortuna di avere l'AIBES, Associazione Italiana Barman e Sostenitori, che sta facendo un grande lavoro: professionalità, serietà, attenzione alle problematiche sociali (alcol e droga in primis). E' un'associazione molto dinamica che fa molto bene a questa professione.

 

Riporiamo due testi scritti dal Presidente AIBES in carica Giorgio Fadda, utili a capire ed apprezzare questa professione.

 

I cambiamenti in atto nella professione del barman.

I professionisti del bere miscelato, i maestri del cocktail, un po'confessori e un po' complici dei loro clienti, sono oggi chiamati a registrare le nuove richieste che i cambiamenti sociali hanno prodotto all'interno della società.

E' opinione comune che le competenze di un barman non possono ridursi all'esclusivo impiego di tecniche di miscelazione delle bevande; queste ultime di per sé non fondano una professionalità forte anche se applicate in maniera scrupolosa, se non sono sostenute da una serie di ingredienti fondamentali e indispensabili che stabiliscono la vera differenza.

Un bravo barman deve sì possedere un bagaglio di conoscenze riguardo la sua professione e differenti caratteristiche tra cui una spiccata creatività, una capacità nel generare un contesto di accoglienza e di ascolto positivo, oltre che un'inclinazione motivazionale ma l'aspetto di maggior rilievo che tra le competenze psicologiche assume un ruolo fondamentale è la componente relazionale.

È chiaro che gli aspetti relazionali, come ad esempio l'assertività, la capacità di persuadere o l'empatia sono indiscutibilmente positivi per qualsiasi professione che si svolga a stretto contatto con diversi interlocutori.

Si può dunque parlare di competenze relazionali, come distintive e peculiari del barman, se con esse ci si riferisce a competenze nel leggere la relazione, nel comprendere le emozioni che essa suscita, nel cogliere la dinamica che si genera all'interno di un contesto.

Il Barman, l'alchimista del mondo notturno, a volte confessore a volte psicologo, diventa depositario di storie; in pochi minuti crea uno spazio intimo ed esclusivo, stabilisce relazioni e fa nascere interazioni.

In questo nuovo scenario proporzioni e dosi spariscono, o quanto meno passano sullo sfondo; si modifica il concetto del bere non è più quella pratica arida e seriosa fatta per sballarsi o per perdere il controllo, ma diventa una affascinante pratica centrata sul legame più forte che esiste tra le persone, quello che le spinge a dare e prendere qualcosa l'una dall'altra, a cercare, a sognare, a immaginare, a volere, a cedere i propri pensieri e le proprie risorse in cambio di uno spazio di confronto, dove si possono incontrare la voce narrante e il desiderio di ascoltare.

Uno spazio in cui lo scambio intersoggettivo di eventi, da forma a esperienze vissute, significative e trasformative per sé e per gli altri.

Bere non è più un banale atto con cui ci si procura qualcosa di cui si ha bisogno, ma è un'azione simbolica con cui ci si costruisce la propria immagine sociale e la propria relazione con gli altri è un'opportunità un modo per incontrarsi raccontarsi e narrarsi.

In questo complesso scenario il barman ha un compito difficile da svolgere, sta' a lui far capire che bere un cocktail vuol dire, percepire una serie di sensazioni, che cominciano dalla preparazione e arrivano fino all'ultima goccia. Saper riconoscere distintamente il gusto della Vodka in una Capiroska, assaporare il piacevole gusto del Martini, gustare l'aroma del ginepro in un GinFizz, a volte è una piccola emozione che si lega al mondo dei ricordi.

Il barman quindi oltre a proporre le sue piccole opere d'arte deve saper offrire una relazione d'ascolto non valutativo, centrata sulla comprensione dei sentimenti dei gusti e dei bisogni fondamentali dell'altro.

Cambia dunque la gestione del rapporto con i consumatori, non più volti o voci ignoti ma persone, che amano e odiano, provano simpatie e antipatie, hanno un concetto di sé che vogliono confermare. I loro gusti in materia di bere sono fortemente condizionati da questo insieme di pulsioni, dove le considerazioni razionali si mischiano con emozioni, timori, bisogni latenti.

Sono voci, a volte silenziose a volte forti, storie vere ciascuna con il suo significato unico e particolare; storie che non richiedono consolazione, né pretendono di insegnare, non ostentano di sé, ma richiedono solo condivisione.

E' solo l'incontro con l'altro che cerca di prevenire o alleviare il sentimento di solitudine, di abbandono e arricchisce la vita.

Giorgio Fadda

 

 

Editoriale, febbraio 2011

Oggi non ci si innamora più come una volta, specie se si parla di amore per una professione.

Il colpo di fulmine, l' infatuazione sono, come per il lavoro, affidate ad onde mediatiche, sms.

La "connessione" avviene ormai per via internet; magia= zero; certe volte anche quella virtuale.

Cosi anche nel lavoro. Io ho avuto la fortuna di rimanere affascinato "in diretta" da maestri che erano "maghi" del mestiere.

Cosi e solo cosi si può trasmettere ad altri quell' amore e quel credere nel proprio lavoro che oggi viene invece ricercato con mezzi sofisticati ma vacui.

Eppure la nostra è una magia fatta di pochi elementi di indubbia autenticità e originalità; intuizione, programmazione, classe.

E' fondamentale intuire, prevedere e rispondere alla domanda commerciale.

Il tempo è tiranno con noi, dobbiamo precorrere i tempi, anticipare le mode e saper rispondere con professionalità e flessibilità.

Non sempre chi si rivolge ai nostri servizi ha una "certa elaborazione individuale" della qualità del servizio offerto.

Anzi andiamo sempre più verso consumatori indiscriminanti..... a me spesso questo genere di clienti suggerisce uno sciame di locuste.

La programmazione apre l' annoso dibattito sul sapere, saper fare; a me sta a cuore il saper essere.

Nulla è una mera esecuzione di tecniche di miscelazione, e nemmeno di approfondite conoscenze merceologiche.

Le cose vanno interiorizzate, elaborate con personale capacità.

Insomma vanno proposte con personalità. E qui apro una parentesi sui corsi di formazione AIBES.

Ci chiedono ancor prima dei contenuti e della metodologia se "rilasciamo un qualche attestato".

D'accordo, una certificazione inequivocabilmente fondata è una garanzia deontologica quanto pratica e questo l' AIBES lo garantisce.

La nostra associazione, oltre ad avere il riconoscimento della personalità giuridica dal 1998 come unica Associazione di settore, è anche membro fondatore dell I.B.A . Gli attestati conseguiti alla fine del corso, hanno quindi una valenza importante; oltre ad essere gli unici certificati dall I.B.A (international bartenders association), sono riconosciuti in 55 paesi esteri.

Ma quello che una carta non dice è la professionalità con la quale chi insegna trasmette non solo il sapere ed il saper fare, ma soprattutto come dicevo prima il saper (e "dover" per un neo barman) essere.

Una carta canta ma non parla dell' amore per la nostra professione . E forse è questo quello che contraddistingue i percorsi formativi dei nostri corsi. Vi invito a verificare...

E poi la classe. Non voglio entrare nel dettaglio di chi gestisce un bar o chi esercita una professione di questo tipo.

La nostra professione, quella da barman, non si lascia mai sorprendere da impreparazione. Siamo sempre capaci e all' altezza della situazione che si tratti di servire un buon vino bianco come di gestire l' evento del secolo.

Insomma sarà sorprendente ma la nostra magia è proprio questa, niente ci può prendere di sorpresa, ma noi, noi si che sappiamo sorprendere!

Giorgio Fadda